"De même que l'Europe n'est pas la seule affaire des Européens, l'Islam n'est pas la chose exclusive des musulmans".

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Il Manifesto

Essere di cultura musulmana e contro la misoginia, l’omofobia, l’antisemitismo e l’islam politico

Ritrovare la forza di una laicità viva

Noi donne e uomini di cultura musulmana - credenti, agnostici o atei - denunciamo con la massima energia l dichiarazioni e atti di misoginia, d’omofobia e di antisemitismo, rivendicati in nome dell’Islam, di cui siamo i testimoni da qualche tempo, qui in Francia. Si verifica in tali casi una trilogia caratteristica dell’islamismo politico che è attivo da temp in alcuni dei nostri paesi d’origine e contro il quale abbiamo lottato e siamo sempre decisi a lottare.

L’uguaglianza dei sessi, condizione di qualsiasi democrazia

Particolarmente impegnati per la difesa dell’uguaglianza dei diritti tra i sessi combattimo l’oppressione di cui sono vittime le donne sottomesse ai codici sullo statuto personale, come accade ora in Algeria (a questo proposito i progressi fatti in Marocco mettono ancora più crudamente in luce il ritardo dell’Algeria) e, a volte, anche in Fracia, tramite l’applicazione delle convenzioni bi-laterali. Siamo convinti che non puo’esistere nessuna democrazia senza quest’uguaglianza dei diritti. Percio’appoggiamo senza nessuna esitazione né ambiguità la campagna " 20 anni, baraka " (" 20 anni, bata ! ") iniziata dalle donne algerine, campagna che deve proseguire per tutto l’anno 2004 e che chiede l’abolizione definitiva del codice della famiglia, contro il quale esse lottano da vent’anni.

Percio’ ancora noi ci opponiamo al velo islamico, checchesa la posizione di ognuno di noi sull’opportunità di una legge che vieta il velo nelle scuole francesi oggi. In vari paesi, abbiamo visto le violenze, che vanno fino alla morte, subite da amiche o da conoscenti perché rifiutavano di portare il velo e pensimo che, se rimane vero che il fiorire dei veli islamici in Francia abbia anche una delle sue origini nelle discriminazioni di cui sono vittime i figli dell’immigrazione, in nessun modo esse ne sono la causa (ivi compreso il fatto che in nessun modo il vel puo’ rappresentare un richiamo della memoria magrebina). Dietro a questa pretesa " scelta " rivendicata da un un certo numero di ragazze che portano il velo, esiste una volontà di promuovere una società politica islamista appoggiata ad un’ideologia militnte attiva sul terreno, la quale mette in mostra dei valori che rifiutiamo.

Basta con l’omofobia

Per gli islamisti, come per tutti i maschilisti ed integralisti, " essere un uomo " significa esercitare un potere sulle donne, ivi compreso il potere sessale. Ai loro occhi ogni uomo che patteggia per l’uguaglianza dei sessi è potenzialmente un sotto-uomo, un " finocchio ". Questo modo di pensare è ricorrente e va di pari passo con il rafforzamento dell’islamismo politico : la sua ferocia è pari solo alla ua ipocrisia. Uno degli organizzatori della dimostrazione del 17 gennaio 2004 a favore del velo islamico dichiara cosi’ che " è uno scandalo che individui scioccati dal velo non siano scioccati dall’omosessualità " : secondo lui, è probabile che che una scietà virtuosa sia una società che rinchiude le donne dietro il velo e gli omosessuali dietro le sbarre, come si è visto fare in Egitto.

Si trema pensando à cio’ che tali teorie, se trionfassero, porterebbo per tutti gli " spudorati ", ossia le donne non elate, gli omosessuali o i miscredenti. Noi consideriamo invece che il riconoscimento dell’esistenza dell’omosessualità e la libertà per gli omosessuali di vivere la propria vita come intendono loro è un progresso che non si discute : dal momento in cui ua persona rispetta le leggi di protezione dei minoreni, le scelte sessuali di ognuno concernono solo lui e in nessun modo lo Stato.

Contro l’antisemitismo

In fine, condanniamo con la più grande fermezza, i discorsi antisemiti di cui sono carichi molti inerventi recenti in nome dell’Islam. Cosi’ come le donne " spudorate " e gli omosessuali, gli ebrei diventano dei bersagli : " Hanno tutto e non abbiamo niente ! " è stato detto durante la dimostrazione del 17 gennaio scorso. Noi consideriamo che è qui in tto, ad opera dei movimenti integralisti, una strumentalizzazione del conflitto israelo-palestinese che favorisce l’antisemistismo più preoccupante. Nonostante la nostra oppositione alla politica dell’attuale governo israeliano, rifiutiamo di nutrire una isione arcaica e fantasmatica dell’" Ebreo " con l’utilizzazione di un conflitto storico e reale tra due popoli. Riconosciamo il diritto di Israele ad esistere come hanno fatto successivamente il congresso dell’OLP tenutosi ad Algeri nel 1988 e il verticedella Lega araba riunitosi a Beirut nel 2002 ; ed è in tale riconoscimento ribadito che si iscrive il nostro impegno a sostegno del popolo palestinese e del suo diritto a fondare uno Stato chiedendo di recuperare i territori occupati.

Una laicità viva

Simo consapevoli che l’Islam di Francia non gode del dovuto riconoscimento e che mancano luoghi di preghiera, spazi per corsi di religione e cimiteri. Siamo consapevoli che molti giovani francesi dell’immigrazione, soffrendo di un ritardo considerevole nell loro promozione sociale e subendo una discriminazione costatata da tutti gli osservatori, non credono più tanto nel valore dell’idea di laicità " alla francese ".

Di fronte a questa perdita di valore due vie si offrono a loro : o ritrovare la forza di un laicità viva, ossia di un’azione politica quotidiana per affermare i loro diritti e rivendicare conquiste per le quali hanno lottato i loro padri e le loro madri, che appartenevano a classi sociali, culture, popoli, nazioni prima ancora di appartenere al’Islam ; oppure riconoscersi in una oumma fittizia e computerizzata che non ha più niente a che fare con le realtà che li circondano e che sfoggia convinzioni repubblicane o terzomondiste per meglio disegnare una società di ineguaglianza, di repressione edi intoleranza. Questa seconda via non puo’ esere la nostra.